Gianpio Gravina PUBLICOM: PROGRAMMATIC? SERVE PIÙ CONSAPEVOLEZZA DA PARTE DI TUTTI GLI ATTORI
Tra protezione dei dati, certificazione della filiera
media e importanza dei processi creativi, secondo il Ceo della società Gianpio
Gravina sono tanti i temi che il mercato ad tech si trova a dover
affrontare quest'anno
Il Programmatic in Italia è un mercato in piena crescita.
Nel 2018
il settore ha sfiorato nel nostro Paese il mezzo miliardo di euro di valore,
con un tasso medio di crescita annua negli ultimi 5 anni del 34,4%, come ha
rivelato una recente ricerca di IAB Italia confermando le stime del Politecnico di Milano di qualche mese fa. Ma si tratta di un mercato che,
nonostante i numeri importanti, è ancora in profonda evoluzione, alle prese
con trend in ascesa e nuove sfide per chi opera nel comparto. Quali sono i temi
che lo caratterizzeranno quest’anno? Lo abbiamo chiesto a Gianpio Gravina, Ceo di Publicom.
Ecco cosa ci ha risposto.
Quali sviluppi vedete per il mercato del
Programmatic Advertising nel 2019?
«Per il
2019 mi auguro un progressivo
aumento della consapevolezza da parte di tutti gli attori del media nell’uso
del programmatic, e quindi di tutte le tecnologie che lo
rendono uno strumento straordinario senza considerarlo alla stregua di un
semplice “discount” del media. Lo
sforzo principale dovranno compierlo gli editori, che in genere
sono molto più lenti delle piattaforme ad adeguarsi e integrarsi nel nuovo
offering tech del mercato senza trascurare ovviamente il tema del pricing che
costruisce una barriera all’ingresso per i brand che vogliono partire con
investimenti crescenti e operazioni mirate. Ma se il tema del pricing è
sicuramente una leva importante del Programmatic, la vera forza è nella sua
specificità e velocità di innovazione: è dunque fondamentale per le aziende strutturarsi con
soluzioni tech sempre più media oriented».
Nel 2018 il Programmatic è stato messo sotto i
riflettori, oltre che per i numeri in crescita, anche per le criticità in tema
di brand safety e privacy dei dati. Secondo lei di cosa si
parlerà quest’anno?
«Questi temi
hanno accompagnato il Programmatic sin dagli inizi e continueranno ad
accompagnarlo anche negli anni a venire. Il tema della protezione dei dati è
comunque quello più caldo, anche perché la legislazione non si fermerà al GDPR.
Tuttavia ritengo che la corsa a “proteggere” i dati sarà sempre meno efficace,
dal momento che tutti noi siamo vincolati a concedere, almeno in parte, le
autorizzazioni richieste dalle app o dai wallet garden più famosi, pena
l’esclusione dall’utilizzo degli stessi. Il suggerimento per tutti gli addetti ai lavori è quindi quello di
utilizzarli, nel modo meno invasivo possibile, per apportare un vero vantaggio
all’utente, cercando di intercettare il suo reale interesse e
non un generico comportamento. Un altro tema sempre più caldo sarà quello
della certificazione della filiera
media digital. Per esempio grazie alla tecnologia blockchain,
arrivare ad una “certificazione” alla portata di tutti delle campagne. In
questo modo si cercheranno di bloccare le “black box” mangia soldi, o peggio i
sistemi autoreferenziali. In ultimo, un tema di grande impatto ma spesso
considerato marginale: l’importanza
dei processi creativi. Si fanno aste per acquistare spazi al
momento giusto, sul target giusto, magari mentre c’è il meteo più congeniale,
con decine di criteri di ipertargetizzazione, e poi si utilizzano le stesse
creatività per tutti i target, spesso “ricicli” dell’ offline o peggio lavori
di grafici approssimativi e a basso costo. In questo modo tutta la campagna,
tutti i target e tutte le tecnologie verranno completamente vanificate».
Fonte: https://www.engage.it/programmatic/publicom-programmatic-serve-piu-consapevolezza-da-parte-di-tutti-gli-attori.aspx
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